
Oggi argomento HOT, argomento sulla bocca di tutti che ha diviso come spesso accade il popolo in due “fazioni”..
Da una parte i sostenitori del diritto di difendersi da soli, dall’altra chi demanda tale compito alle forze dell’ordine.
Argomento sicuramente spinoso e di non facile analisi poichè quando si parla di “difendere”, preservare la propria incolumità non si può non tenere conto dell’aspetto mentale e instintivo della cosa.
Non posso affrontare questo tema senza prima parlare di emozioni e spiegare brevemente cosa sono.

Ognuno di noi vive delle emozioni, ogni singolo giorno il nostro tempo è scandito da una serie di emozioni che ci accompagnano e riempiono le nostre azioni dando loro un “colore” assegnandole un valore a seconda del tipo di emozione che proviamo.
Le emozioni sono stati psicologici e fisiologici che ci aiutano a interpretare ciò che accade e a rispondere all’ambiente. Non sono solo “sentimenti”: coinvolgono il cervello, il corpo, i pensieri e i comportamenti.
In generale, un’emozione comprende quattro componenti:
- Esperienza soggettiva: ciò che provi interiormente (ad esempio gioia, paura o tristezza).
- Risposta fisiologica: cambiamenti nel corpo, come l’aumento del battito cardiaco, la respirazione più rapida o la tensione muscolare.
- Valutazione cognitiva: il modo in cui interpreti una situazione.
- Espressione e comportamento: il modo in cui comunichi o reagisci, ad esempio sorridendo, piangendo o allontanandoti.
Molti psicologi riconoscono alcune emozioni di base, tra cui:
- Gioia
- Tristezza
- Paura
- Rabbia
- Disgusto
- Sorpresa
Da queste possono nascere emozioni più complesse, come vergogna, senso di colpa, orgoglio, gratitudine, gelosia o nostalgia.
Da queste possono nascere emozioni più complesse, come vergogna, senso di colpa, orgoglio, gratitudine, gelosia o nostalgia.
Le emozioni hanno funzioni importanti:
- Ci aiutano a prendere decisioni.
- Ci avvertono di pericoli o opportunità.
- Favoriscono la comunicazione con gli altri.
- Ci motivano ad agire.
- Contribuiscono all’apprendimento e alla memoria.
Le emozioni non sono “positive” o “negative” in senso assoluto: anche quelle spiacevoli hanno uno scopo. Ad esempio:
- La paura può proteggerci dai pericoli.
- La rabbia può segnalare che un nostro limite è stato superato.
- La tristezza può favorire la riflessione e spingerci a cercare supporto.
- La gioia rafforza i legami sociali e il benessere.
Le emozioni primarie sono emozioni innate, universali e presenti fin dalla nascita o dai primi mesi di vita. Si manifestano in tutte le culture e hanno una funzione adattiva: aiutano a reagire rapidamente alle situazioni importanti.
Le sei emozioni primarie più comunemente riconosciute sono:
- Gioia 😊
- Si prova quando si raggiunge un obiettivo o si vive un’esperienza piacevole.
- Funzione: favorisce il benessere, la motivazione e le relazioni sociali.
- Tristezza 😢
- Si manifesta di fronte a una perdita, una delusione o una separazione.
- Funzione: favorisce la riflessione e stimola la ricerca di sostegno.
- Paura 😨
- Compare quando si percepisce un pericolo o una minaccia.
- Funzione: protegge l’individuo preparando il corpo alla fuga o alla difesa.
- Rabbia 😠
- Nasce quando ci si sente ostacolati, trattati ingiustamente o minacciati.
- Funzione: aiuta a difendere i propri diritti e a reagire agli ostacoli.
- Disgusto 🤢
- Si prova davanti a qualcosa di sgradevole o potenzialmente dannoso.
- Funzione: protegge da sostanze o situazioni nocive.
- Sorpresa 😲
- Si verifica di fronte a un evento inatteso.
- Funzione: aumenta l’attenzione e prepara a valutare rapidamente ciò che sta accadendo.
Caratteristiche delle emozioni primarie
- Sono innate (non si imparano).
- Sono universali (riconosciute in tutte le culture).
- Hanno una breve durata.
- Sono accompagnate da espressioni facciali caratteristiche e da cambiamenti fisiologici.
Emozioni secondarie
Dalla combinazione delle emozioni primarie e dall’esperienza personale nascono le emozioni secondarie, come:
- vergogna,
- senso di colpa,
- orgoglio,
- gelosia,
- invidia,
- nostalgia,
- gratitudine.
Queste dipendono maggiormente dall’apprendimento, dal contesto sociale e dalla cultura.
Dal mix di emozioni primarie e secondarie hanno origini tutti i nostri comportamenti, abitudine, atteggiamenti e fra questi anche “l’istinto di sopravvivenza” che si pone alla base del concetto di legittima difesa…

L’istinto di sopravvivenza è l’insieme delle risposte automatiche che aiutano un organismo a proteggere la propria vita e a reagire ai pericoli. Nell’essere umano comprende sia meccanismi biologici innati sia comportamenti appresi.
Quando il cervello percepisce una minaccia:
- valuta rapidamente il pericolo;
- attiva il sistema nervoso autonomo;
- rilascia ormoni come adrenalina e cortisolo;
- prepara il corpo ad affrontare la situazione.
Le principali reazioni di sopravvivenza sono:
- Attacco (fight): affrontare la minaccia.
- Fuga (flight): allontanarsi dal pericolo.
- Blocco (freeze): immobilizzarsi temporaneamente per valutare la situazione o passare inosservati.
- Accondiscendenza (fawn): cercare di ridurre il conflitto compiacendo l’altro; è una risposta descritta soprattutto in contesti di forte stress o relazioni minacciose.
Funzioni dell’istinto di sopravvivenza
- Proteggere l’incolumità fisica.
- Permettere reazioni rapide ai pericoli.
- Favorire l’adattamento all’ambiente.
- Aumentare le probabilità di sopravvivenza.
Esempio
Se una persona attraversa la strada e vede improvvisamente un’auto arrivare velocemente, il suo istinto di sopravvivenza può farle fare un passo indietro quasi senza pensarci. Solo dopo interviene una valutazione più consapevole di ciò che è successo.
In sintesi, l’istinto di sopravvivenza è un meccanismo fondamentale che consente agli esseri viventi di riconoscere i pericoli e reagire in modo rapido per preservare la propria vita.
Proprio in questi giorni il caso del Sig. Roggero ha riacceso il dibattito sul concetto di “legittima difesa”, quando questo concetto può essere applicato e quali sono i suoi confini.
facendo un piccolo sunto di quanto accaduto, per chi non ne fosse a conoscenza, un gioiellere, il Roggero appunto, alcuni anni fa ha subito l’ennesima rapina a mano armata presso il suo esercizio, in questa occasione però invece di “subire” passivamente il furto ha reagito inseguendo i ladri e uccidendone due con la pistola. A seguito di questa vicenda si è aperto un processo che alcuni giorni fa ha visto Roggero condannato a 14 anni e 9 mesi per omicidio, quindi non gli è stata riconosciuta la legittima difesa, oltre al risarcimento alle famiglie dei rapinatori di un ingente somma di denaro.
Capite da voi come questa cosa abbia scatenato un accesissimo dibattito sia fra i tavoli del bar ma soprattutto a livello poilitico.
Il punto focale sta tutto nel capire fino dove, a livello legislativo, si possa parlare di legittima difesa e dove invece subentra il concetto di “vendetta”.
Capite anche voi che la situazione di una rapina a mano armata, dove vengono messe in pericolo la propria vita e quella dei propri cari sia una situazione davvero border line, in cui le emozioni di cui parlavo sopra, hanno un ruolo dominante.
E’ una situazione in cui le emozioni primarie salgono alla ribalta ed è davvero complicato riuscire ad avere il controllo totale delle proprie azioni.
Per chi non si è mai trovato in una situazione simile ritengo sia impossibile giudicare e anche per uno psicologo o similari sia davvero complicato capire il confine mentale fra istinto di sopravvivenza e vendetta.
Quello che in quei minuti, a volte anche solo secondi, scatena nel ns. cervello è un un tornado, un tornado che assume intensità e modalità differenti per ognuno di noi…
Ogni persona reagisce in modo totalmente unico e anche la stessa persona potrebbe reagire alla stessa situazione ripetuta in modi completamente differenti, come fra l’altro è successo al Sig. Roggero, che era già stato vittima di rapine, ma nei precedenti casi non aveva “reagito”.
In questa ennesima situazione in cui si è trovato, l’esasperazione, un elemento che ha catturato la sua attenzione, l’età, hanno portato ad una risposta differente rispetto al passato, risposta che poi ha portato alla morte di due persone.
Ma se paragonassi lo stato emotivo del sig. Roggero di quei momenti a chi vive una temporanea “infermità mentale” , cosa mi direste ??
Se vi dicessi che Roggero in quei momenti era incapace di intendere e volere a causa delle condizioni estreme in cui si trovava e che solo dopo alcuni minuti gli istinti hanno lasciato spazio alla ragione, come leggereste quanto accaduto…? Gli dareste una veste nuova, cambierebbe la vs. opinione sulla vicenda ?
Quante volte abbiamo visto situazioni in cui gli avvocati dell’una o dell’altra parte hanno invocato la momentanea infermità mentale ?
A volte invocata solamente per salvare il proprio assistito, senza degli oggettivi elementi psicologici e/o scientifici
Oppure non vi interessa questa chiave di lettura ma la vs. idea è che se uno mette in pericolo la mia vita o dei miei cari io ho il diritto di difendermi e se questo porta alla morte di qualcuno, è un effetto collaterale ?
Oppure sposate l’idea che la giustizia fai da te non può esistere e che anche se in pericolo devo affidarmi allo Stato e alle Forze dell’Ordine e comunque porgere l’altra guancia ?
Il Dilemma sta tutto qui, in quello che noi pensiamo e come nella vita siamo cresciuti e siamo abituati a pensare e a ragionare e che tipo di riposta diamo alla domanda che segue :
Che cos’è per noi la “legittima difesa”
Ovviamente non posso rispondere per ognuno di voi e quindi mi limito a spiegare il concetto di “legittima difesa”…

La legittima difesa è un principio giuridico secondo cui una persona può difendere sé stessa o altri da un’aggressione ingiusta, anche usando la forza, purché ricorrano determinate condizioni previste dalla legge.
In Italia è disciplinata dall’articolo 52 del Codice penale.
Perché si possa parlare di legittima difesa devono essere presenti questi requisiti:
- Aggressione ingiusta: deve esserci un attacco o un pericolo causato da un’altra persona.
- Pericolo attuale: il pericolo deve essere presente e imminente, non passato o futuro.
- Necessità della difesa: la reazione deve essere necessaria per proteggere sé stessi o altri.
- Proporzione tra difesa e offesa: la forza usata deve essere proporzionata alla gravità della minaccia.
Per esempio, se una persona viene aggredita per strada e usa una forza proporzionata per liberarsi e mettersi in salvo, può ricorrere la legittima difesa. Se invece l’aggressore è già fuggito e viene inseguito e colpito successivamente, in genere non si tratta più di legittima difesa, perché il pericolo attuale è cessato.
Legittima difesa domiciliare
La legge italiana prevede disposizioni specifiche per i fatti avvenuti all’interno del domicilio o di altri luoghi assimilati. In determinate circostanze, quando qualcuno entra o si trattiene illecitamente e vi è un’aggressione o una minaccia, la valutazione della proporzione tra difesa e offesa è disciplinata da regole particolari. Tuttavia, anche in questi casi non è consentito un uso indiscriminato della forza: è comunque necessario che ricorrano le condizioni previste dalla legge.
In sintesi, la legittima difesa non attribuisce un diritto generale a reagire con qualsiasi mezzo, ma rappresenta un’eccezione alla responsabilità penale quando una persona si difende da un’aggressione ingiusta nel rispetto dei requisiti stabiliti dalla legge.
Come avrete capito la legge è abbastanza chiara ma non tiene assolutamente conto dell’elemento principe di tutto :
LO STATO EMOTIVO della vittima.
La ritengo una mancanza grave poichè come detto non esiste una singola ns. azione che non abbia origine dalle nostre emozioni.
Discorso differente invece quello che riguarda l’indennizzo economico alle famiglie dei rapinatori, questa cosa, ed è un mio pensiero, è assolutamente RIDICOLA…
La ritengo talmente assurda che non voglio dedicargli ulteriori riflessioni o righe in questo articolo.
Un abbraccio, Mental Coach Cescutti





